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Parentesi francese

Incontro con miss De Havilland

24 Agosto 2007, ore 15.00.

In una giornata alquanto fredda per essere Agosto, mentre mi accingevo a visitare la grande Parigi, mi venne l'idea di realizzare un piccolo, grande sogno che avevo nel cassetto: incontrare una delle più grandi Leggende Viventi del Cinema Hollywoodiano, la sempre verde, Olivia De Havilland.

Sin da bambino, grazie all'influenza di mio fratello maggiore Alberto, appassionato di "vecchi" classici in bianco e nero, ho provato interesse in questo mondo che per me (gli occhi di un bambino) non era il mondo dell'artificio, ma rappresentava la realtà, una delle tante realtà nella quale le mie fantasie e i miei sogni si potevano realizzare. Crescendo, ho maturato questa passione per i classici, spostando il mio obiettivo (un pò come fece Kenneth Anger per "Hollywood Babylonia") sulle vite e sulle opere di determinate Stelle Cinematografiche, tra cui non posso non inserire, la magnifica Olivia De Havilland (amica di vecchia data di Bette Davis) e sorella maggiore della non meno conosciuta, Joan Fontaine (Tokyo, classe 1917).

Ma torniamo a noi, e precisamente in un quartiere residenziale di Parigi.Con un mazzo di rose colorate a stelo lungo da un lato, e con l'autobiografia dell'attrice ("Every Frenchman has one", scritta da lei nel 1962, in cui venni a sapere che per amore si era trasferita nella grande metropoli Europea nel 1955) dall'altro, mi presentai con il mio compagno di avventure, Matteo, davanti alla porta di casa. Con l'emozione in volto, mi feci coraggio e suonai il campanello....niente. Suonai di nuovo...nulla.La terza volta fu fortuita; alla finestra di questa magione (un palazzo esteso su due livelli), si affacciò una donnina, molto avanti con gli anni, con i capelli color dei cigni raccolti, un maglioncino rosa confetto abbinato ad una gonna grigia, ed al collo una collana di perle fantastica. Avendola riconosciuta, iniziai ad urlare dalla gioia "Olivia! Olivia!" La donna restò immobile dietro la finestra come se fosse una statua di gesso, e con un gesto del dito mi fece cenno di no.

Aspettammo fuori dal portone per una mezz'ora circa, deciso a finire ciò che avevo iniziato. Dopo qualche minuto, si avvicinò, credo incuriosita, una vicina di casa dell'attrice, la quale ci disse che poteva darci una mano per farci ricevere da Miss De Havilland. Ci spiegò che la Diva da circa un anno non usciva più di casa (l'anno scorso si recò in America per ritirare il premio Oscar alla Carriera) a causa di una malattia alle gambe - se accompagnata per le strade del quartiere, girava su una sedia a rotelle, scortata dalla figlia, la giornalista Giselle Galante.

La gentile signora, ci fece fare il giro del palazzo, portandoci davanti ad una entrata secondaria. Li, ad aspettarci, vi era una signora (scoprii essere la concierge del palazzo) il cui marito non era altri che il fact-totum personale di Olivia. Dopo averci fatto un interrogatorio durato un quarto d'ora, convinsi l'uomo a farci ricevere - anche per pochi minuti - dalla Diva. Alla fine il portone d'ingresso si aprì quasi per magia, e una volta salita una piccola scala, ci trovammo davanti alla porta di casa di casa della grande Olivia De Havilland.

Il tutto fare era davanti a noi, entrando, scambiò due parole con l'attrice, presentandoci e alla fine la vidi: al centro della sala, seduta su una poltroncina color noce e con una sorta di "copertina" che le proteggeva le gambe, vi era una delle più grandi attrici di Hollywood Viventi. Di fianco alla Diva, vi era un caminetto - stile vittoriano - sopra il quale era situato un quadro fantastico che ritraeva l'attrice negli anni del suo splendore (metà anni '40, il periodo d'oro per l'attrice). E, con mio stupore ed emozione che non saprei nemmeno descrivere a parole, notai i due Oscar vinti durante la sua carriera, uno per To Each his own (A ciascuno il suo destino, 1946) e l'altro per The Heiress (L'ereditiera, 1949) con Miriam Hopkins e Montgomery Clift.

La Diva non sembrava affatto irritata nel vedere due giovani ragazzi che non sapevamo come affrontare la situazione. Notando che tenevo stretto in una mano la sua autobiografia, Olivia disse "C'est moi! C'est moi!". Le chiesi tramite il suo fact-totum di fare una dedica per me sul mio libro e mentre la grande donna apportava la sua firma, le spiegai che stavo facendo la tesi sulla grande Bette Davis. "Bette Davis," disse "E' stata una grande attrice, non se ne trovano più così, oggi!" "Resterà sempre una delle migliori attrici che il Cinema abbia mai avuto!" Le chiesi qualcosa al volo sul film che legava la Davis alla Crawford, Che fine ha fatto Baby Jane? "Baby Jane è un film unico nel suo genere, un pò come Via Col Vento, e Bette sapeva che quel film le avrebbe permesso di tornare alla ribalta, in un periodo in cui per le attrici come noi, era difficile trovare buoni copioni"

Per dimostrare la mia passione, le chiesi qualcosa a riguardo della autobiografia della sorella dell'attrice, Joan Fontaine (Vedi, No Bed of Roses, 1978) e per un istante ebbi la sensazione che volesse "fulminarmi" con lo sguardo. "Bad Sister, bad Sister!" fu le uniche parole che mi disse. Dopo aver scritto una bellissima dedica sul libro (che custodisco gelosamente), azzardai, chiedendo di posare insieme a me per una fotografia. "No, grazie, non voglio!".

La ringraziai cordialmente e con le lacrime agli occhi le dissi che avevo realizzato uno dei più grandi sogni che avevo nel cassetto. Ancora incredulo ed emozionato, presi sotto braccio il mio amico Matteo e il prezioso libro, e mi diressi verso l'uscita. Mi voltai solo per un istante per "fotografare" nella mia mente quel momento, e lei era ancora là, la più grande attrice vivente mi fece un cenno e mi sorrise quasi volesse dire "grazie per i fiori e per essermi venuti a trovare!" Ed io, non posso che ringraziare nuovamente, la grande sempre verde Olivia De Havilland, che con i suoi manierismi, il suo volto, e la sua grande professionalità, ha attraversato oltre cinquanta anni di storia del cinema americano. Grazie Miss D.H.